Fabio Pignataro, 48 anni, mesagnese, è stato condannato a tre anni e dieci mesi di reclusione dal gup del Tribunale di Brindisi, Vittorio Testi, che ha riconosciuto allo stesso imputato lo “sconto” di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato. La Procura, con il pm Livia Orlando, aveva chiesto una condanna a quattro anni. Pignataro era difeso dall’avvocato Vincenzo Lanzilotti.
Il procedimento nasce dalla vicenda del 15 marzo 2026, quando l’uomo fu arrestato in flagranza dopo una lite familiare degenerata in uno sparo. Secondo gli atti, riportati nel decreto di giudizio immediato, «l’indagato avrebbe avuto un violento alterco con uno dei fratelli per questioni ereditarie». Nel corso della discussione, Pignataro avrebbe prima minacciato il familiare intimandogli di allontanarsi, poi avrebbe estratto una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa ed esploso un colpo che lo ha raggiunto al ginocchio sinistro. La dinamica, ricostruita dagli agenti del Commissariato di Mesagne e dalla querela inizialmente sporta dalla persona offesa (poi ritirata), è stata ritenuta coerente con il quadro accusatorio.
La ferita, giudicata guaribile in sei giorni dall’ospedale Perrino, ha fondato l’accusa di lesioni personali aggravate, cui si sono aggiunte quelle di minaccia aggravata, detenzione di arma clandestina, ricettazione e accensioni ed esplosioni pericolose. L’arma, completa di caricatore monofilare e otto proiettili, era stata sequestrata dagli investigatori: «La pistola era priva dei contrassegni prescritti», circostanza che ha aggravato il profilo della detenzione.








