(a cura di Walter Regis, vicepresidente Confimi Industria e presidente Assorimap)

Il comparto italiano del riciclo meccanico delle plastiche ha chiuso il 2025 con 685 milioni di euro di fatturato, in calo per il terzo anno consecutivo, e con il paradosso di un lieve incremento dei volumi, saliti a 850mila tonnellate rispetto al 2024.

Sono i dati del Report Assorimap presentato poche settimane fa. A distanza di pochi giorni, quei numeri sono diventati cronaca: non perché Assorimap avesse doti divinatorie, ma perché una crisi, se non si interviene, si trasforma in urgenza.

Quando si parla della difficoltà di un settore industriale, il primo numero che salta fuori è quasi sempre il fatturato: è intuitivo, facile da comunicare, ma racconta solo una parte della storia. E in questo caso rischia persino di essere fuorviante. Il calo dei ricavi nel 2025 è stato dell’1,1%, ma nello stesso periodo i volumi lavorati sono cresciuti del 2%. Si ricicla di più ma si incassa di meno: un paradosso soltanto apparente.

Il fatturato è il “quanto vendo”; il margine è ciò che resta dopo aver sottratto tutti i costi (energia, materie prime, personale, trasporti, tasse). Un’impresa può avere ricavi stabili e margini azzerati, se i costi crescono più velocemente dei ricavi. È esattamente quello che sta accadendo.