In questi giorni otto anni fa, nel luglio 2018, l’Irlanda diventava il primo Paese al mondo a dire stop agli investimenti nelle fossili per legge. Il Fossil fuel Divestment Bill obbligava l’Irish Strategic Investment Fund, il fondo sovrano irlandese, a mollare gli investimenti in carbone, petrolio e gas.

Sì, anche il gas. Che è una fonte fossile da eliminare asap come le altre per avere qualche chance di contrastare la crisi climatica che in queste settimane sotto forma di caldo killer è entrata in casa anche dei più beceri, vergognosi, grotteschi negazionisti de noantri.

Solo che sul gas, per il fatto che è stato e continua a essere furbescamente chiamato “gas naturale” e non “fonte fossile climalterante” ad esempio nelle bollette che ci arrivano a casa – l’operazione di marketing più riuscita della storia, secondo qualcuno – c’è chi continua a ciurlare nel manico con la storia del combustibile “ponte” per la transizione ideologica. Anche questo un falso mito fatto a pezzi da mo’, ma chiaramente non nella narrazione dominante dei giornaloni e dei media mainstream di lorsignori, non sia mai!

Al riguardo, ecco un riferimento che vale per tutte le tonnellate di studi in materia: un report di qualche anno fa di quei grandissimi di Climate Analytics, intitolato Fossil gas: a bridge to nowhere (scientificamente parlando, perculare meglio è impossibile!). Ma stendiamo un pietoso velo sul gas “ponte” e torniamo all’Irlanda.