| 3 Luglio 2026 14:04 |
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(Adnkronos) – Sostenere l’autoimpiego e l’imprenditorialità giovanile per contrastare l’esclusione dal mercato del lavoro. È questo l’obiettivo del Piano integrato Autoimpiego, che introduce agevolazioni economiche, formazione e servizi di tutoraggio per favorire l’avvio e l’accompagnamento di nuove attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero‑professionali su tutto il territorio nazionale. Le misure, introdotte dal Decreto Coesione (dl 60/2024), sono promosse dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e realizzate con risorse dell’Unione europea, attraverso il Programma nazionale Giovani, donne e lavoro Fse+ e il Pnrr.
In cosa consiste il piano Autoimpiego? Il piano Autoimpiego prevede, tra le varie misure, anche contributi a fondo perduto per avviare nuove realtà produttive in quasi tutti i settori economici, ad eccezione di agricoltura, pesca e acquacoltura. Le agevolazioni economiche sono articolate in due misure: Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro‑Nord. Entrambe sono finanziate dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro Fse+.
Resto al Sud 2.0, come funziona? La misura Resto al Sud 2.0 sostiene la creazione di nuove attività imprenditoriali e di lavoro autonomo nelle regioni del Sud: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Sono disponibili complessivamente 356,4 milioni di euro, finanziati dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro Fse+. L’incentivo è destinato ai giovani tra i 18 e i 34 anni compiuti che si trovano in condizioni di inattività, inoccupazione o disoccupazione. Possono partecipare anche i beneficiari del Programma Gol e i cosiddetti working poor, ossia giovani che vivono situazioni di marginalità, vulnerabilità sociale o discriminazione.







