Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiPer anni l’inclusione delle persone con disabilità è stata percepita dai marketer come un terreno scivoloso: troppo visibile e si rischia l’accusa di tokenismo (la pratica di fare uno sforzo superficiale o simbolico per includere persone appartenenti a minoranze), troppo invisibile e si rafforza una delle lacune più evidenti della comunicazione contemporanea. Il risultato? Molti brand hanno preferito non esporsi. Ma oggi questa cautela appare sempre più miope.

A ribaltare il paradigma è lo studio «Beyond Visibility: The Disability Inclusion Effect in Advertising», firmato da Joachim Vosgerau, docente di marketing dell’Università Bocconi di Milano, insieme a Martina Cossu e Zachary Estes, che dimostra come l’inclusione, se ben gestita, non sia solo una scelta etica ma un vero vantaggio competitivo. La campagna Unconventional Beauty di Gucci

Una ricerca basata su 9 studi e oltre 2.300 partecipanti

La ricerca, basata su nove studi e oltre 2.300 partecipanti, evidenzia un dato chiave: i consumatori non si limitano a tollerare la rappresentazione della disabilità, ma la premiano attivamente, migliorando valutazioni di brand, prodotto e intenzione d’acquisto. «Sono rimasto scioccato da quanto positivamente i partecipanti abbiano reagito a queste pubblicità», spiega Joachim Vosgerau. «Valutavano meglio l’annuncio, il brand e il prodotto ed erano più propensi a scegliere quei prodotti. È un effetto straordinario».