L’ipertensione cresce dal 1980 al 2025, mentre viviamo più a lungo e portiamo a tavola abitudini quotidiane sempre più pesanti
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Viviamo di più, ci ammaliamo più a lungoIl divano pesa quanto il saleLa buona notizia riguarda il fumo, quella scomoda il resto
Il bracciale che stringe il braccio, il piccolo silenzio prima del numero, lo sguardo automatico verso la massima e la minima. La pressione si misura così, in pochi secondi, spesso in farmacia, dal medico, a casa, con quell’aria da controllo qualunque. Eppure dentro quei numeri passa una parte enorme della salute degli italiani.
Secondo i dati ISTAT, la quota di persone con ipertensione è passata dal 6,4% del 1980 al 10,2% del 1995, fino al 18,9% stimato per il 2025. In pratica quasi tre volte tanto. Un salto che racconta insieme una conquista e una crepa: viviamo più a lungo, ci controlliamo di più, intercettiamo prima molte condizioni, però il corpo presenta anche il conto di anni passati seduti, di peso in eccesso, di sale nascosto nel cibo quotidiano, di movimento rimandato al lunedì successivo.






