Lucrezia Furian (seconda da sinistra) durante un trapianto di rene. Foto Azienda Ospedale - Università di Padova

Diciassette anni e una patologia che compromette la capacità dei suoi reni di filtrare il sangue. Si tratta di glomerulonefrite cronica. Siamo a Roma nel 1966. Al Policlinico Umberto I già da alcuni anni è attivo un programma di trapianto renale. Paride Stefanini e la sua équipe decidono di sottoporre la giovane paziente all’intervento. A 100 chilometri di distanza dalla città, all'Ospedale San Salvatore dell'Aquila, a un’altra persona viene rimosso un rene per motivi clinici. Prelevato l’organo, si torna d'urgenza nella capitale e il trapianto viene completato con successo. È il primo in Italia.

A sessant’anni di distanza, i dettagli di quei momenti sono raccontati nel numero monografico dello European Journal of Transplantation dedicato alla storia dei trapianti nel nostro Paese: quasi 80.000 negli ultimi 25 anni. Con Lucrezia Furian, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia dei trapianti di rene e pancreas dell’Azienda Ospedale – Università di Padova, abbiamo parlato di trapianto di rene, con uno sguardo volto al presente e al futuro della ricerca.

Due momenti cruciali dagli anni Sessanta ad oggi