La ricostruzione del caso di Denise Pipitone, la bambina siciliana scomparsa da Mazara del Vallo il primo settembre 2004. In tutti questi anni non si è arrivati a una verità processuale ma c’è una madre che non si arrende: “Fino a prova contraria è viva e va cercata”.
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Mazara del Vallo, primo settembre 2004. Una bambina di quasi 4 anni sta giocando davanti casa della nonna, tra le palazzine di un quartiere residenziale. Rincorre il cuginetto appena dietro l’angolo, dove c’è la casa della zia. Poi lui rientra per il pranzo, e lei resta fuori: lontana dallo sguardo della nonna, soltanto per pochi minuti.
Quando qualcuno torna a cercarla, Denise Pipitone non c’è più. Non ci sono urla. Non ci sono testimoni oculari. Non ci sono tracce evidenti di pneumatici. Eppure, in quello spazio ristretto, in pieno giorno, una bambina sparisce nel nulla. Piera Maggio lo sostiene da subito: sua figlia non si sarebbe mai allontanata da sola. Era troppo piccola, aveva paura delle auto, dei rumori forti, delle grida dei venditori ambulanti. Per lei, Denise è stata portata via. Ma da chi? E perché? Sono domande a cui, dopo oltre vent’anni, la giustizia italiana non ha mai dato una risposta definitiva.






