HomePisaCronacaDalla Sapienza agli spari alla Bussola. Città specchio di una generazioneIl Sessantotto ebbe le sue origini nei movimenti studenteschi pisani e nei fatti cruenti della Versilia. D’Alema: "Un’esperienza singolare e unica e un punto di riferimento per tutta una generazione".Una manifestazione studentesca nel 1968 (foto archivio Frassi - fondazione Pisa)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciIl Sessantotto a Pisa coincise con una stagione politica a dir poco effervescente. Tanto che Massimo D’Alema, nella sua prefazione al catalogo della mostra di Palazzo Blu "Il Sessantotto. Immagini di una stagione pisana" curata da Giuseppe Meucci e Stefano Renzoni definì il ‘68 pisano come "un’esperienza singolare e unica per molte ragioni e fu anche un punto di riferimento fondamentale per tutta una generazione". Di quel passaggio della storia "Afo" Sartori fu uno dei protagonisti, insieme a tanti altri: da Guelfo Guelfi ad Adriano Sofri, che sotto le insegne di Potere operaio arruolava anche esponenti del cattolicesimo democratico come Riccardo Di Donato.

Furono, ricordò D’Alema, anni di "lotta e impegno culturale" con "una capacità di elaborazione che, a partire dalle Tesi della Sapienza del’ 67 (vero momento di anticipazione e di annuncio del ‘68), accompagnò e arricchì il cammino del Movimento non solo a Pisa". Poi, ci fu la politica a delineare strategie che poco avevano a che fare con lo spontaneismo studentesco, è sempre D’Alema a sottolinearlo: in quella stagione di subbuglio politico pesarono eccome "la presenza delle diverse e talora contrapposte formazioni della sinistra (in particolare dopo la rottura di Potere Operaio e la nascita di Lotta Continua), una significativa presenza cattolica che faceva capo all’Intesa diretta da Riccardo Di Donato che mantenne il suo rapporto con la sinistra della Dc e una presenza di giovani legati al Pci che, anche per l’atteggiamento aperto e intelligente del gruppo dirigente pisano del Pci guidato da Giuseppe (Giugi) De Felice, finì per avere progressivamente un’influenza e un peso assai rilevanti". Nacque così l’intreccio tra lotte studentesche e operaie che si saldarono nelle vertenze di Piaggio, Saint Gobain, Marzotto, la Fiat di Marina di Pisa e persino gli scioperi dei lavoratori conciari. "Rivoluzioni" tutavia fallite rispetto ai progetti amìbiziosi ma che catìratterizzano, in maniera decisiva, la storia novecentesca cittadina con Potere Operaio (non "potere studentesco", come ha osservato Giuseppe Meucci nel catalogo che accompagnava la mosra di Palazzo Blu) che fu il vero network antisistema dell’epoca. Con tanto di dissidenza interna anche al Pci "ricucita", scrive ancora Meucci, "dalla paziente opera di mediazione di Giuseppe De Felice". Alla Bussola a lanciare pomodori nella notte di Capodanno del ‘68 contro la "festa die padroni" c’era anche un giovanissimo D’Alema che si beccò una denuncia prima di spiccare il volo in una carriera politica nazionale. E con lui tanti altri giovanissimi pisani, come il 17enne Soriano Ceccanti colpito da un proiettile che da allora lo vede paralizzato su una sedia a rotelle.