Come è stato accolto, Federico Zanandrea, alla direzione dell’antico Teatro Sociale di Busto Arsizio, capitale mercantile fierissima della propria identità? "Sono monzese per caso. Mio padre esercitava la sua professione di chirurgo all’Ospedale San Gerardo di Monza, quando nacqui, nel 1983. Vivendo tuttora a Milano, mi definisco ‘un milanese’. Accolto benissimo dai bustocchi".

Operosi e concreti. "Stile che distingue pure l’Amministrazione Comunale. Lungimirante, l’Assessora alla Cultura Manuela Maffioli temeva come una sconfitta la chiusura del teatro. Grande, dunque, comune l’impegno, dopo anni non felici, per riorganizzare il Sociale in autentica impresa sociale (con Matteo Cecchetti Amministratore Unico, ndr), nello spirito di solidarietà incarnato da chi ha acquisito la totalità delle quote societarie, ovvero la Fondazione Comunitaria del Varesotto".

Ovvero, la filantropia di Fondazione Cariplo, che diventa azione nel territorio. Ma il successo della stagione appena conclusa, direttore Zanandrea, ci lasci dire, è merito suo, al primo mandato... "Gli 11.000 spettatori e una significativa crescita delle presenze rappresentano il successo conseguito da tutta la squadra. Consapevole di doversi rivolgere a un largo pubblico. Ed è stata eccezionale, mi lasci dire, la partecipazione, nel dicembre 2025, a “ConTatto“, evento che ha riunito tutte le realtà territoriali attive nel campo della disabilità".