Il 3 luglio 1927, esattamente 99 anni fa, nel contesto di una imponente cerimonia alla presenza del segretario del P.N.F. Augusto Turati, fu inaugurato il monumento ai Caduti di Viareggio, opera scultorea di Lorenzo Viani e Domenico Rambelli. Ma la patina di ufficialità non bastò a sgombrare il campo dalle critiche e dalle proteste avanzate nei confronti dell’opera di Viani e Rambelli già dalla presentazione del bozzetto al concorso per l’erezione del monumento. Per meglio comprendere questo clima di ostilità verso il monumento ai Caduti, che rappresenta "un’idea antiaccademica e antiretorica", che assomma il primitivismo ideologico di Viani a quello plastico di Rambelli, ripercorriamo, in sintesi, le tappe di questa annosa e contrastata vicenda.
Tutto ebbe inizio Il 5 novembre 1918 quando la Giunta Comunale di Viareggio propose di “eternare la memoria di coloro che combatterono per la grandezza dell’Italia, per il trionfo della Civiltà e della Giustizia, deliberando l’erezione nella piazza che porta il nome leggendario di Giuseppe Garibaldi di un monumento in ricordo dei soldati viareggini che hanno diritto alla riconoscenza imperitura della Patria”. Il Comune avrebbe partecipato all’erezione del monumento con una somma ingente, ma si invitò anche la cittadinanza a concorrere “a questo atto di venerazione e di gratitudine dovuto ai Prodi che sacrificarono la loro vita e santificarono la loro morte”. Le oblazioni, non inferiori ad una lira, furono raccolte dalla Ragioneria del Comune ed i nomi dei donatori trascritti in un album conservato nell’Archivio comunale.








