<p>Il conflitto in Medio Oriente e il venir meno dell'effetto disinflazionistico delle esportazioni cinesi potrebbero riportare l'inflazione dell'Eurozona e dell'Italia su un percorso di crescita.
Nel breve termine l'economia italiana continua a mostrare una buona tenuta, ma resta sospesa tra il sostegno temporaneo garantito dal Pnrr e una maggiore esposizione ai rincari energetici. È quanto emerge dall'Aggiornamento delle previsioni macroeconomiche della Fondazione Prometeia.</p><p>Il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran ha contribuito ad allentare le tensioni sui mercati energetici, favorendo il calo delle quotazioni del petrolio e un miglioramento del sentiment degli investitori.
La navigazione nello Stretto di Hormuz è ripresa, anche se per il momento a ritmi inferiori rispetto ai livelli pre-crisi, mentre i danni alla capacità produttiva ed estrattiva risultano più contenuti del previsto.
Resta tuttavia elevato il premio per il rischio geopolitico.
Nello scenario elaborato da Prometeia, il Brent si manterrà sopra i livelli di gennaio-febbraio nella seconda metà del 2026 e oscillerà tra 80 e 85 dollari al barile nell'arco del prossimo triennio.</p><p>Secondo Lorenzo Forni, direttore della Fondazione Prometeia, la congiuntura globale di metà 2026 ruota attorno alla Cina.






