MIlano, 3 luglio 2026 – Il feretro entra accolto tra gli applausi. Su un cuscino di velluto rosso è adagiato il casco che ha accompagnato Francesco Imprezzabile fino alla fine, nell’ultimo inseguimento che è costato la vita all’agente di polizia locale la sera del 22 giugno. È morto a 39 anni mentre cercava di raggiungere un suv in fuga. Incorniciata, la foto che lo ritrae orgoglioso in sella alla moto di servizio. L'ultimo saluto all'agente di Polizia Locale Francesco Imprezzabile (Ansa/Andrea Fasani)
E di moto gemelle, accanto alla chiesa della Medaglia miracolosa, al Corvetto, ce n’è una selva, a fare da scorta al collega nel giorno delle esequie. Ci sono familiari straziati, la madre Rosi e il padre Pino, la sorella Barbara e i nipoti, la compagna Federica, poi le autorità e gli amici di sempre. Ma anche l’abbraccio di Milano, visibile tra le navate stracolme e nei colori della bandiera crociata che avvolge la bara.
L’omelia
“Francesco, in un impeto di passione grande per il suo lavoro, ha fatto un gesto eroico – dice nell’omelia il parroco, padre Antonello Loddi, che conosceva Imprezzabile fin da quando era un ragazzino –, non da temerario. Perché il temerario fa grandi gesti ma il focus è su se stesso. L’eroe no. Lo fa per il bene di un altro, di una comunità”. Quando parlava del suo lavoro, Francesco metteva al centro parole come “responsabilità, vocazione, che è un termine religioso. Lui non era molto religioso, è vero. Però, quando lavorava per il bene, stava già costruendo il regno di Dio”. Il casco di Francesco Imprezzabile (Ansa/Andrea Fasani)












