La rapina alla gioielleria del centro commerciale Il Molino di Sant'Antimo, culminata due settimane fa con il ferimento del figlio del titolare raggiunto da un colpo di pistola a un soffio dall'arteria femorale, è stata il punto di svolta dell'inchiesta. Un'azione così violenta e spregiudicata da imprimere una decisa accelerazione alle indagini dei carabinieri della compagnia di Giugliano, coordinate dalla Procura di Napoli Nord, che ieri mattina hanno eseguito un decreto di fermo nei confronti di cinque persone.

Si tratta di quattro giovanissimi di Giugliano, tra i 20 e i 21 anni, e di un 38enne, Antonio Palma, ritenuti gravemente indiziati di tentato omicidio, rapina aggravata, porto e detenzione abusiva di arma da fuoco e ricettazione. Si tratta di Vincenzo Bombace, Patrizio Di Nardo, Antonio Mariano e Alessandro Cante. Per gli investigatori della sezione operativa della compagnia di Giugliano sarebbero i componenti di una banda che, tra febbraio e giugno, avrebbe terrorizzato uffici postali ed esercizi commerciali tra le province di Napoli e Caserta, mettendo a segno nove rapine, di cui otto consumate e una tentata. L'episodio più grave resta quello del 26 giugno al centro commerciale Il Molino.Rapina alla gioielleria del centro commerciale in provincia di Napoli con tentato omicidio, scattano cinque fermiDopo aver infranto le vetrine della gioielleria Biondino e sottratto parte dei preziosi, uno dei rapinatori avrebbe esploso due colpi di pistola contro il figlio del titolare, intervenuto nel tentativo di fermare il commando. Il proiettile si è conficcato nella coscia, fermandosi a circa un centimetro dall'arteria femorale. Solo per puro caso quell’evento non si è trasformato in tragedia. Nella fuga, inoltre, i banditi avrebbero minacciato un altro uomo, impossessandosi dell'orologio di lusso che portava al polso. Secondo la ricostruzione investigativa, quella rapina non era nemmeno l'obiettivo iniziale. Gli indagati, difesi dagli avvocati Luigi Poziello e Sergio Aruta, avrebbero pianificato un assalto a una gioielleria del centro commerciale Grande Sud di Giugliano, ma la presenza di un dispositivo straordinario delle forze dell'ordine, predisposto proprio sulla base delle intercettazioni, li avrebbe costretti a cambiare bersaglio all'ultimo momento, ripiegando sul centro commerciale di Sant'Antimo. Le indagini hanno ricostruito una escalation criminale iniziata il 18 febbraio con la rapina all'ufficio postale di via I Maggio, a Giugliano. Da quel momento il gruppo avrebbe colpito con impressionante continuità: due volte l'ufficio postale di via Magellano, poi Melito, Parete, Casaluce, San Marcellino, Cardito e Qualiano, fino all'assalto alla gioielleria. In una sola giornata due dei presunti componenti della banda avrebbero compiuto addirittura due rapine consecutive: prima all'ufficio postale di via Magellano a Giugliano e poi a quello di via Marrone a Melito. Il bottino più consistente sarebbe stato invece quello del colpo a Casaluce, dove i rapinatori si sarebbero impossessati di oltre 15mila euro. Gli investigatori descrivono un gruppo giovane ma già strutturato. Bombace e Di Nardo sarebbero stati i promotori della cosiddetta "batteria", capace di reclutare di volta in volta complici diversi per rendere più difficile l'identificazione. La composizione cambiava a ogni colpo, ma il modus operandi restava identico: scooter o auto rubate con targhe occultate, volti coperti, taglierini per minacciare dipendenti e clienti e una pianificazione accurata dei percorsi di fuga. Dopo ogni assalto, la banda si ritrovava in via Pagliaio del Monaco, strada di campagna tra Giugliano e Parete, dove gli indagati si cambiavano d'abito nel tentativo di cancellare le tracce.