Ischia, 2 luglio 2026 – A volte il carattere è l'ultima cosa che resta. Più forte della salute che se ne va. Più forte della solitudine. Più forte perfino del tempo.
Lina, protagonista di Era di Vincenzo Marra, è fatta così. Ottant'anni, vedova, napoletana. Difende la propria casa, le proprie abitudini, il proprio posto nel mondo con l'ostinazione di chi sa che arrendersi significa scomparire un po'. I figli, tutti ormai cinquantenni, vorrebbero convincerla ad andare in una casa di riposo. Lei resiste. E mentre resiste, continua a tenere insieme una famiglia che sembra molto più fragile di lei.
Presentato all'Ischia Film Festival, Era è una ottima notizia. Ci parla di un cinema italiano “pop”, che può incontrare il pubblico, fare scattare la risata collettiva, ma che non rinuncia alla profondità. Una commedia che parla di vecchiaia, morte, immigrazione, famiglia. Ma lo fa con leggerezza, con grazia. Facendo ridere spesso. E lasciando affiorare, sotto il sorriso, una malinconia sottile.
Vincenzo Marra, regista da sempre attento alle ferite della realtà, entra qui per la prima volta nel territorio della commedia. Senza perdere il proprio sguardo. Anzi. Dentro una Napoli che profuma di teatro, di Eduardo, di famiglie che litigano e si amano troppo, costruisce un racconto popolare e insieme delicato.






