Wonderwall degli Oasis è diventata l’inno dell’Inghilterra ai Mondiali. Tutto nasce dalla richiesta della FIFA di una playlist per tutte le nazionali.

"Because maybe, you're gonna be the one that saves me, and after all, you're my wonderwall". Un testo da brividi quello degli Oasis che hanno portato Wonderwall, celebre brano esploso negli anni novanta e cantato proprio dal gruppo rock britannico, ai Mondiali 2026. Anche dopo la sofferta vittoria contro il Congo ai sedicesimi, Kane e compagni si sono fermati sotto il settore occupato dal pubblico inglese per cantare quel brano tutti insieme. In un momento si è concentrata in campo un'energia incredibile fatta di ricordi ed emozioni condivisi anche dal pubblico da casa.

Già, perché Wonderwall non è soltanto un brano di successo degli Oasis, ma è soprattutto ricordi, nostalgia. Un salto indietro nel passato proprio a quegli anni novanta che ancora oggi riemergono anche solo con una canzone. È la forza del testo, la forza di Noel e Liam Gallagher, i due fratelli che compongono il gruppo tifosissimi del Manchester City. Ma in questo caso le rivalità tra le varie squadre di Premier non esistono, c'è solo l'Inghilterra da guidare fino al 19 luglio, a quella finale tanto attesa. E così oggi cantare Wonderwall con tutto il popolo inglese subito dopo una partita è diventato un rituale per l'Inghilterra che è stato capace di coinvolgere tutto il mondo. Per qualcuno, quello degli Oasis, è diventato il nuovo inno della nazionale inglese. Tutto grazie alla richiesta di una playlist inoltrata dalla FIFA. Dopo Inghilterra-Croazia ecco che cantare Wonderwall è diventato un rituale per gli inglesi Ma come ha fatto Wonderwall ad entrare ai Mondiali? La risposta è semplice. In vista dei Mondiali, a ciascuna federazione la FIFA aveva chiesto di presentare una playlist di canzoni da riprodurre durante il torneo, prima e dopo le partite. È in questo contesto che l'Inghilterra ha presentato Sweet Caroline, Three Lions, Vindaloo, Angels, With a Little Help From My Friends, Chase the Sun.