In una continua rincorsa all’indietro e a battere ogni record negativo, l’Italia nel 2026 fa un ulteriore passo a ritroso e supera sé stessa. Un anno fa aveva tagliato il traguardo il 6 maggio; in questo 2026 la linea di arrivo è stata raggiunta il 3. Poca roba, all’apparenza. Invece no. Perché non di un miglioramento si tratta, ma di un aggravamento della situazione non trascurabile.
Fine risorse
Si parla del giorno nel quale ogni Paese di questa nostra Terra esaurisce le proprie risorse naturali, quelle che è in grado di rigenerare nell’arco dei 12 mesi. In sostanza, per capirsi, lo Stivale ha consumato tutti i suoi beni primari in 123 giorni a fronte dei 365 che attraversano le quattro stagioni. Una voracità che lo piazza, cooptando un termine sportivo-calcistico, nella parte sinistra di una classifica che vede in questo caso a destra le squadre dalle prestazioni migliori.
Osservando l’elenco più o meno completo dei “partecipanti” a questo gioco pericoloso, si può notare che il grande trionfatore in negativo della gara è il Qatar, capace di terminare ogni bene il 4 febbraio; poi c’è il Lussemburgo, arrivato al medesimo risultato il 17 dello stesso mese; quindi Singapore, che chiude il podio con un onorabile 23 febbraio. Seguono altri 30 Paesi prima del nostro, tra i quali Kuwait (3 marzo), Canada ed Emirati Arabi (8 marzo), Usa (14 marzo), Australia (16 marzo), Danimarca (20 marzo), Russia (28 marzo), Finlandia (primo aprile), addirittura Malta (16 aprile), Francia (24 aprile), Israele (28 aprile, come la Polonia), Bielorussia (primo maggio). La lista dei Paesi e il giorno i cui hanno esaurito le proprie risorse naturali nel 2026






