Bisognerà attendere fino al prossimo 19 luglio per conoscere l’esito più atteso di questi Mondiali, ossia la squadra vincitrice, ma dalla fase a gironi un dato è già certificato a doppia mandata: quello del ritorno in grande stile dei centravanti “veri”. E dei gol. Dopo anni in cui molti allenatori, a volte in maniera eccessiva, hanno puntato su moduli a una punta (magari isolata dal gioco), squadre imbottite di difensori e mediani, gioco offensivo limitato e utilizzo del falso nueve, il torneo in corso fra Canada, Messico e Stati Uniti ha rimesso al centro gli attaccanti. Con una media che si attesta attorno ai tre gol a partita.
Da Erling Haaland a Harry Kane, le massime espressioni attuali del concetto di “numero 9”, passando per Cristiano Ronaldo, Kylian Mbappé, Lionel Messi, Vinícius Júnior e Lamine Yamal, fino alle novità meno conosciute al grande pubblico come l’olandese Brian Brobbey, il giapponese Ayase Ueda (comunque capocannoniere dell’ultima Eredivisie olandese), il congolese Yoane Wissa e il tedesco Deniz Undav. Tutte le nazionali che finora hanno fatto bene ai Mondiali sono state guidate da uno o più attaccanti: non solo il centravanti vero e proprio, comunque fulcro della manovra offensiva, ma anche chi parte dall’esterno per poi accentrarsi e cercare la conclusione. O i centrocampisti offensivi, come il fortissimo Ismaël Saibari del Marocco (già comprato dal Bayern Monaco per 50 milioni, giocherà con Michael Olise). Lionel Messi esulta con Leandro Paredes in Argentina-Austria (foto Ansa)










