<ul class="leggi-anche"> </ul> <p>Tra le grandi operazioni di consolidamento che stanno (nuovamente) ridisegnando il sistema bancario italiano, s’inserisce anche <a href="https://www.milanofinanza.it/news/bdm-ex-popolare-di-bari-arrivano-le-offerte-di-credit-agricole-iccrea-e-credem-francesi-favoriti-poi-202606252335563132">il processo di cessione di <strong>BdM Banca</strong>, l’ex <strong>Banca Popolare di Bari</strong></a>, salvata e risanata dallo Stato con 1,6 miliardi di risorse del Fondo interbancario e finita poi sotto la sorveglianza di <strong>Mediocredito Centrale</strong>. </p> <h2>Il ruolo delle banche e delle fondazioni nel Mezzogiorno</h2> <p>Quest’ultima operazione solleva una questione più ampia, destinata a incidere sul futuro dello sviluppo del Paese: chi presidia oggi i territori, soprattutto nel <strong>Mezzogiorno</strong>, dopo la scomparsa delle banche che per decenni ne hanno rappresentato un punto di riferimento?<span contenteditable="false"> </span> </p> <p>È una domanda che riguarda direttamente anche le fondazioni di origine bancaria, chiamate a interrogarsi sul proprio ruolo.
Con la scomparsa del <strong>Banco di Napoli</strong> e del <strong>Banco di Sicilia</strong>, il Mezzogiorno non ha perso soltanto due grandi istituzioni finanziarie. </p> <p>Ha perso quei presìdi territoriali che accompagnavano la crescita economica e sociale delle comunità, dialogavano con le imprese, sostenevano il <strong>Terzo settore</strong> e contribuivano a costruire capitale sociale.<span contenteditable="false"> </span> </p> <p> </p> <h2>L'asimmetria tra Nord e Sud e il vuoto progettuale</h2> <p>Nel Centro-Nord, la trasformazione delle <strong>Casse di Risparmio</strong> ha dato vita a un sistema di fondazioni che continua a rappresentare un'infrastruttura stabile per lo sviluppo dei territori.






