Lucca, 2 luglio 2026 - Non dovrà rispondere da solo l'ex dipendente infedele che, per anni, ha sottratto denaro ai propri clienti. Anche la banca per cui lavorava è stata ritenuta responsabile e dovrà risarcire, in solido con l'ex funzionario lucchese, le tre figlie di una coppia di risparmiatori nel frattempo deceduta.
Lo ha stabilito la Corte d'Appello di Firenze, che ha accolto il ricorso delle eredi ribaltando le precedenti decisioni limitatamente alla responsabilità dell'istituto di credito. La notizia è riportata dal "Tirreno". La vicenda riguarda 164 mila euro sottratti ai due investitori e mai restituiti, ai quali si aggiungono oltre 50 mila euro di spese legali maturate nei diversi gradi di giudizio, per un totale di 214mila euro. L'ex dipendente, oggi 68enne e residente nella Media Valle, aveva già ammesso le proprie responsabilità. Dopo il licenziamento, in sede penale aveva prima patteggiato una pena di un anno e successivamente era stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione per truffa e appropriazione indebita. La Corte di Cassazione aveva disposto un nuovo esame della vicenda in sede civile, sfociato ora nella sentenza che estende la responsabilità anche alla banca. Secondo i giudici, l'illecito è stato reso possibile proprio dal rapporto di lavoro che legava il funzionario all'istituto di credito. Nelle motivazioni si evidenzia come il dipendente avesse la disponibilità di modulistica intestata alla banca, utilizzasse la struttura dell'istituto per raccogliere il denaro dei clienti e operasse facendo leva sul proprio ruolo all'interno della filiale. Circostanze che, secondo la Corte, hanno consentito di instaurare un rapporto fiduciario con gli investitori e di portare a termine la truffa.















