di
Andrea Camurani
I tre indagati sono dipendenti di una ditta addetta alla manutenzione dell’impianto di trasporto dei colli. Prendevano di mira soprattutto i bagagli diretti nel sud-est asiatico
Selezionavano accuratamente i bagagli pronti per essere stipati all’interno dei voli in partenza per destinazioni lontane, specialmente verso il Sud-est asiatico. Poi, in un luogo appartato visionavano l’interno di trolley e valigie e si tenevano i beni di lusso in seguito venduti mettendo il ricavato in una sorta di cassa comune. Il meccanismo è quello dell’associazione delinquere composta da tre persone sottoposte a fermo di indiziato di delitto su ordine della Procura della Repubblica di Busto Arsizio a seguito di indagini della polizia di frontiera di Malpensa. Si stima che il valore complessivo dei beni sottratti si aggiri intorno ai 300.000 euro.
In tutto gli oggetti di valore rubati e poi rivenduti sarebbero 370, e una cinquantina i colpi messi a segno nei bagagli poco prima che questi venissero imbarcati nei voli in partenza dal terminal uno dell’aeroporto della Brughiera. «L’indagine», spiegano dalla questura di Varese, «è stata complessa a causa del fatto che molti dei derubati, cittadini stranieri residenti all’estero, si accorgevano del furto solo una volta giunti a destinazione rinunciando, spesso, a presentare formale denuncia presso le autorità consolari italiane, limitandosi a segnalare l’accaduto alle compagnie aeree con cui avevano viaggiato». I passeggeri maggiormente colpiti dal fenomeno criminale erano quelli diretti in località raggiungibili con tratte asiatiche. I beni rubati secondo quanto ricostruito dagli inquirenti confluivano in una sorta di «patrimonio sociale» indipendentemente da chi fosse stato l’autore del singolo furto. La merce veniva quindi venduta ad un soggetto terzo utilizzando, in alcuni casi, piattaforme di vendita online; il prezzo pagato dal ricettatore veniva quindi suddiviso in parti uguali. I tre soggetti sottoposti a fermo «erano assunti presso una ditta addetta alla manutenzione dell’impianto di trasporto dei colli», specifica la polizia.










