<p>Le quote di genere resistono, ma<strong> il potere torna a concentrarsi</strong>.

Nel 2025 le donne sfiorano il 44% dei consigli di amministrazione delle società quotate, sopra la soglia prevista dalla legge.

Ma diminuiscono proprio nei ruoli che contano di più:<strong> le presidenti scendono da 24 a 21</strong>, le amministratrici delegate da 18 a 17. È uno dei punti principali del nuovo<strong> Rapporto Consob</strong> sulla corporate governance, che fotografa anche una Piazza Affari con meno società quotate, meno investitori istituzionali e un controllo sempre più concentrato <strong>nelle mani dell’azionista</strong> di riferimento. </p> <h2><strong>La frenata della diversity</strong></h2> <p>Nonostante la presenza femminile nei consigli di amministrazione continui a crescere e raggiunga il 43,8%, <strong>ben al di sopra della soglia minima del 40%</strong> prevista dalla normativa, il progresso si arresta nelle posizioni di vertice.

Secondo il Rapporto Consob, nel 2025 le donne con l’incarico di presidente delle società quotate scendono a 21, dalle 24 dell’anno precedente, mentre le amministratrici delegate passano da 18 a 17. </p> <p> </p> <p>Un’inversione di tendenza che segnala come il <strong>riequilibrio di genere sia ormai consolidato</strong> nella composizione dei board, ma incontri ancora ostacoli quando si tratta dell’accesso ai ruoli decisionali più rilevanti.