(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le nuove policy Ue, a cominciare dall’Industrial Accelerator Act che introduce i requisiti di origine e il principio del ’Buy European’, la diversificazione geografica in aree extra-UE ad alto potenziale e la maggiore proiezione internazionale dei servizi (comparto in cui l’export è "ancora poco sviluppato") sono le leve strategiche per sostenere le esportazioni italiane. E’ quanto sottolinea un report di Cassa Depositi e Prestiti dal titolo "L’export italiano nel nuovo contesto geoeconomico internazionale". Nel 2025 l’export di beni ha raggiunto i 643 miliardi di euro, con una crescita del 3,3% in valore e dello 0,7% in volume, e ha confermato "una forte capacità di tenuta nel nuovo contesto" caratterizzato "dall’indebolimento del sistema multilaterale e delle regole condivise, a favore di iniziative unilaterali e accordi tra un numero ristretto di partner".

Nel percorso di riposizionamento competitivo del proprio export di beni, l’Italia "può cogliere le opportunità

che si stanno aprendo grazie alle recenti iniziative di policy comunitarie": I requisiti di origine introdotti dall’IAA e da alcuni regolamenti settoriali sul mercato interno "aprono opportunità in comparti su cui l’Italia vanta tradizionalmente competenze distintive e un posizionamento rilevante" a livello continentale come la farmaceutica, la componentistica auto, la difesa-aerospazio, i settori energy-intensive (acciaio, alluminio, cemento). Sul piano extra-Ue i nuovi accordi di libero scambio consentono di intercettare la crescita in mercati ad alto potenziale. Altra leva strategica può essere la maggiore proiezione internazionale dei servizi realizzati in Italia, oggi inferiore ai peer europei: Ciò è vero specialmente per quelli tecnico-ingegneristici, che possono svolgere