L’Italia in tema di commercio si conferma tra le economie più resilienti d’Europa, ma la nuova guerra dei dazi impone alle imprese una revisione profonda delle strategie di export. È quanto emerge dal Forum del Commercio Internazionale 2025, organizzato da ARcom Formazione con il patrocinio di Commissione Europea, Simest, Aice e Regione Lombardia, che ha riunito istituzioni, imprese e accademici per discutere le nuove regole del commercio globale. “I dazi non sono più solo uno strumento economico: sono diventati un’arma geopolitica”, ha osservato Sara Armella, managing partner dello Studio Legale Armella & Associati e direttrice scientifica del Forum. “In questo scenario – ha aggiunto -, la conoscenza doganale e la diversificazione dei mercati diventano leve di sopravvivenza per le imprese italiane”. I partecipanti al forum hanno fotografato un mercato mondiale in forte tensione: negli Stati Uniti la politica tariffaria dell’amministrazione Trump ha portato le aliquote medie al 17,9%, il livello più elevato dal 1934, determinando una triplicazione delle entrate doganali, che hanno raggiunto 29,6 miliardi di dollari al mese. Questo irrigidimento delle politiche commerciali si riflette anche nell’aumento delle misure restrittive a livello internazionale, cresciute di 3,5 volte rispetto al periodo pre-pandemico. Nel 2024 sono state introdotte 4.370 barriere, mentre nei soli primi dieci mesi del 2025 ne sono state registrate 2.235, evidenziando una chiara tendenza verso la cosiddetta post-globalizzazione o frammentazione del commercio mondiale. Nonostante la pressione tariffaria, l’Italia tiene il passo. Nel primo semestre 2025 l’export ha toccato 322,6 miliardi di euro (+2,1%), mentre Francia e Germania hanno registrato una flessione dello 0,9%. Le esportazioni valgono ormai un terzo del Pil nazionale, con gli Stati Uniti che restano il principale mercato extra-Ue (11,6% del totale). “L’Italia dimostra resilienza in un contesto di forte competizione globale,” ha dichiarato Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy. “La frammentazione geopolitica potrebbe far perdere al commercio mondiale fino a 3.000 miliardi di dollari entro il 2035. È fondamentale una gestione strategica dell’internazionalizzazione e un sostegno deciso agli investimenti esteri e ai distretti industriali”, ha aggiunto. L’impatto dei dazi non è tuttavia trascurabile e secondo l’Agenzia Ice, le imprese italiane dovranno sostenere fino a 10,6 miliardi di euro di costi aggiuntivi, con un possibile effetto negativo sul Pil tra -0,2% e -1,4%. Il white paper di ARcom Formazione, ‘Geoeconomia e guerra dei dazi: sfide e opportunità per le imprese’, presentato durante il Forum, individua nuove traiettorie di sviluppo. Solo il 13% dell’export italiano viaggia oggi su rotte ‘nuove’, ma il potenziale inespresso vale oltre 85 miliardi di euro. L’Unione europea conta già 45 accordi di libero scambio con 79 Paesi extra-Ue, che generano il 46% del commercio estero europeo. Tra i mercati emergenti più promettenti spiccano Mercosur, India e Sud-Est asiatico. Intervenuto con un videomessaggio, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, ha sottolineato: “Oggi più che mai serve equilibrio: apertura e reattività ai mutamenti geopolitici, difesa delle regole con una voce europea forte, per continuare a guidare il commercio mondiale e garantire prosperità alle nostre imprese”. Enrico Letta, già presidente del Consiglio e oggi decano della IE University di Madrid, ha affermato: “Abbiamo capito che non possiamo dipendere dalle grandi potenze: possiamo fare accordi, ma dobbiamo partire da una posizione di indipendenza”.