Giovedì mattina, prima dell'apertura di Wall Street, Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un post che vale più di un comunicato stampa: «Apple ha accettato di lavorare con Intel per progettare e costruire i suoi chip in America». In premarket, Intel ha guadagnato oltre il 9%, con una capitalizzazione salita a 608,7 miliardi di dollari. Apple è salita dello 0,3%.

L'alleanza è stata costruita in oltre un anno di trattative: il Wall Street Journal aveva anticipato a maggio un'intesa preliminare, senza che le parti avessero formalizzato nulla. Per Apple la motivazione è in parte tecnica, in parte politica: l'azienda dipende quasi interamente da Tsmc per i chip avanzati di iPhone e Mac, e la sua capacità è sotto pressione da aziende come Nvidia e Amd, che bruciano produzione per alimentare il boom dell'intelligenza artificiale. Un accordo con Intel è anche un modo per tenere buona la Casa Bianca: Cupertino resta indietro nella corsa all'IA, non ha un modello proprio né un'infrastruttura di calcolo paragonabile a quella di Google, Microsoft o Meta.

La svolta

Il ceo Lip-Bu Tan, arrivato all'inizio del 2025, ha trasformato un'azienda che sembrava fuori gioco: prima l'accordo con Nvidia, poi quello con Elon Musk per TerraFab, «la più grande fabbrica di chip al mondo», come Trump ha chiamato il progetto nel post di giovedì.