Cinque giorni di navigazione nella Terra del Fuoco, dal Cile all’Argentina, passando per Capo Horn. Ghiacciai, tramonti e racconti del passatoCinque giorni di navigazione nella Terra del Fuoco, dal Cile all’Argentina, passando per Capo Horn. Ghiacciai, tramonti e racconti del passato
“La Patagonia non si può descrivere a parole. Ma ci proverò”, ci dice Francisco, il nostro autista. È venuto a prenderci all’aeroporto di Punta Arenas. Racconta di venti impetuosi, pianure inospitali, montagne enormi, esploratori e animali rari. Ma anche di fuorilegge e gauchos, fossili e fiori, deserti, steppe, fiordi, pinguini e ghiacciai. La Patagonia non è un paese, bensì una regione che comprende una parte del Cile e dell’Argentina. Ma sembra essere anche uno stato d’animo.
Da Bruce Chatwin a Paul Theroux, la Patagonia è stata così mitizzata che quando ci arrivi ti rendi conto che fantasia e realtà si sono sovrapposte a tal punto che è difficile capire cosa stai osservando. Può succedere che alcune destinazioni siano anticipate dall’immaginario più di altre. E una volta arrivati troviamo quello che ci aspettavamo perché ce lo siamo portato dentro. Quando nel 1977 fu pubblicato per la prima volta, _ In Patagonia_, di Bruce Chatwin, ispirò un’intera generazione di esploratori, che partirono alla ricerca di sé stessi in terre ostili. Erano pronti a riscrivere la loro vita come degli avventurieri coraggiosi. In una lettera al suo editore, Chatwin scrisse: “La Patagonia è il luogo più lontano raggiunto dall’uomo a partire dal suo luogo d’origine. È quindi il simbolo della sua irrequietezza”. Il libro fu un enorme successo, anche se, o forse proprio per questo, l’autore non nascose di aver inventato molti dei dettagli e dei dialoghi.






