Nel secondo post di questa serie ho esaminato i fattori interni che spiegano l'ondata legislativa anti-LGBT+ in Africa occidentale: la strumentalizzazione geopolitica delle giunte militari saheliane, la retorica dei "valori familiari" come collante interreligioso, il ruolo delle reti islamiche e il coordinamento regionale deliberato tra parlamenti e organizzazioni religiose. Le iniziative locali restano il motore primario di queste leggi, ma da qualche anno trovano sponda in una rete internazionale, che fornisce piattaforme, modelli legislativi e legittimazione reciproca.
Le reti internazionali anti-diritti
Nel dicembre 2022 Sharon Slater, presidente di Family Watch International, organizzazione conservatrice con sede in Arizona che il Washington Blade ha collegato alla Heritage Foundation, uno dei principali autori del Project 2025 dell'amministrazione Trump, ha firmato un memorandum di cooperazione con l’International Islamic Fiqh Academy (IIFA), organismo giuridico dell’Organisation of Islamic Cooperation con sede a Gedda e considerato una delle più influenti istituzioni del diritto islamico contemporaneo. Secondo un’inchiesta del New Humanitarian, l’accordo mirava a rafforzare la collaborazione tra leader religiosi cristiani e musulmani su temi quali famiglia, sessualità, educazione e opposizione ai diritti LGBT+.






