Niamey, 11 giugno 2026. Un consigliere del ministro della Giustizia del Niger conferma all'Associated Press che il nuovo codice penale è entrato in vigore. Per la prima volta nella storia del paese, essere gay è un reato penale: da cinque a dieci anni di carcere, con pene fino a venti anni per chi contrae un matrimonio con una persona dello stesso sesso o gestisce un'organizzazione rivolta a persone LGBT+. A tremila chilometri di distanza, il parlamento del Ghana aveva approvato undici giorni prima una legge che non si limita a mantenere la criminalizzazione esistente, ma la estende a chi finanzia, sostiene o semplicemente non denuncia una persona LGBT+ alle autorità. In mezzo, un corridoio che va dal Sahel al Golfo di Guinea – Mali, Burkina Faso, Senegal – dove le stesse logiche si sono già tradotte in codice penale.

Qualcosa di sistematico sta accadendo. Non è casuale, non è omogeneo, e non riguarda l'Africa come continente. Riguarda una fascia specifica di paesi dell'Africa occidentale, con una logica politica riconoscibile e attori identificabili.

Un'inversione di tendenza globale con una geografia precisa

Il 2025 è stato il primo anno in quasi un decennio in cui è aumentato il numero di stati membri Onu che criminalizzano i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso. I responsabili iniziali di questa inversione furono il Mali – che ha adottato il nuovo codice penale in vigore dal 13 dicembre 2024 – e Trinidad e Tobago. Nel 2026 si sono aggiunti Burkina Faso e Niger.