Nel giro di pochi mesi, dieci anni fa, il pop perdeva quattro delle sue voci più imponenti: David Bowie, Leonard Cohen, Prince e George Michael. Venerdì 3 luglio, nell'ambito della rassegna I concerti nel parco estate 2026, il Gabriele Coen Quartet e lo scrittore Giancarlo De Cataldo portano in scena alla Casa del Jazz "2016/2026 Cohen, Bowie, Prince, Michael – Gratitude", spettacolo che omaggia i quattro protagonisti scomparsi e intreccia le trascrizioni jazzistiche di alcuni dei brani più significativi, con la narrazione d'autore firmata dallo scrittore e magistrato, autore di "Romanzo Criminale" e "Suburra".Un'indagine sul lascito artistico di quattro protagonisti lette attraverso jazz, rock, funk e soul, in un dialogo tra parola e musica, la cifra riconoscibile di De Cataldo.«Quando abbiamo deciso di rendere omaggio a questi quattro grandissimi musicisti abbiamo dovuto scegliere quali brani suonare, che si prestassero a un trattamento jazzistico legato all'improvvisazione», racconta Gabriele Coen, leader del gruppo, sassofonista e compositore: «Per David Bowie abbiamo deciso di suonare "Heroes", uno dei cardini non solo del suo repertorio ma del rock in generale, e poi "Space Oddity", forse la sua canzone più famosa in assoluto, oltre a "The Man Who Sold the World" e "Starman". Per Leonard Cohen siamo partiti dalle origini, "Story of Isaac" e naturalmente "Suzanne", il brano forse più iconico della sua produzione. Per Prince, invece, abbiamo scelto "Purple Rain", l'inno della sua carriera, mentre il repertorio di George Michael all'inizio ci ha messo in difficoltà: alla fine abbiamo scelto "Jesus to a Child", canzone drammatica dedicata al compagno morto di Aids. Il suono del jazz convive con quello del rock, cercando di restituire l'anima di ciascuno senza tradirla».Tre storie, in breve, tra quelle scelte dal quartetto. Un viaggio attraverso i capolavori dei quattro big: anzitutto "Suzanne", pubblicata come poesia nel 1966 e incisa da Leonard Cohen l'anno dopo, senza che l'autore ne detenesse mai i diritti, nasce dalla frequentazione con Suzanne Verdal, moglie dello scultore Armand Vaillancourt. "Space Oddity" di David Bowie racconta invece il Maggiore Tom, astronauta che interrompe i contatti con la Torre di controllo e si perde nello spazio: registrata da Bowie a ridosso dell'allunaggio dell'Apollo 11, colse per puro caso il momento storico giusto e non passò inosservata. E ancora, "Purple Rain", che nacque quasi per caso da una lunga jam delle Revolution innescata dagli accordi della giovanissima chitarrista Wendy Melvoin, appena diciannovenne. Fu l'ultimo brano che suonò dal vivo, una settimana prima di morire.Lo spettacolo del Gabriele Coen Quartet e Giancarlo De Cataldo si inserisce nel palinesto de I Concerti nel Parco (XXXVI edizione), che si svolge tra la Casa del Jazz a Roma, Villa Torlonia a Frascati ), e Parco dell’Acquaforte a Capranica (Viterbo), sotto la direzione artistica di Teresa Azzaro. In cartellone nomi di peso: il chitarrista brasiliano Yamandu Costa il 7 luglio, Stefano Massini il 5, Monica Guerritore il 12 con i testi di Alda Merini, Danilo Rea in duo con Martux il 18, la Bgko Barcelona Gipsy Balkan Orchestra il 19, Isabella Ragonese con Rodrigo D'Erasmo il 25, fino a Jacopo Fo che con la Compagnia Fo Rame chiude il 31 luglio, nel centenario della nascita del padre Dario.