<p>Niente da fare per <strong>Google</strong>.
Resta in piedi la<strong> maxi multa </strong>da <strong>4,3 miliardi</strong> di euro ricevuta nel 2018 dall’Unione Europea (ridotta a <strong>4,1 miliardi </strong>nel 2022) per pratiche anticoncorrenziali, messe in atto tramite il <strong>sistema Android.</strong> Il 2 luglio la big tech ha infatti <strong>perso il ricorso</strong> presentato alla Corte di Giustizia. </p> <p> </p> <h2><strong>I motivi della sanzione</strong></h2> <p>Alla base della sanzione c’era il funzionamento di Android.
Secondo l’Ue Google <strong>ostacolava i concorrenti</strong> con pratiche illecite, ad esempio imponendo che servizi come Google Search, Chrome e Play Store fossero <strong>pre-installati sugli smartphone</strong>. </p> <ul> <li><em>Leggi anche: <a href="https://www.milanofinanza.it/news/contro-openai-400-giornali-usa-maxi-causa-degli-editori-contro-altman-per-violazione-del-copyright-202607011934473036" target="_blank">Contro OpenAI 400 giornali Usa.
Maxi-causa degli editori contro Altman per violazione del copyright</a></em></li> </ul> <p>La sentenza del 2 luglio ha confermato l’impianto della multa, evidenziando gli «<strong>effetti anticoncorrenziali </strong>delle condizioni di preinstallazione stabilite dagli accordi Android», come scrive la Corte di Giustizia dell’Unione europea.










