di
Claudio Bozza
Il Consiglio regionale vota per la rinascita degli enti soppressi. La Lega spinge con Calderoli in altre Regioni. Ma il partito della premier Meloni è scettico
In Friuli-Venezia Giulia risorgono le Province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine. E 10 anni dopo la loro soppressione, i cittadini torneranno a eleggere direttamente presidente e consiglieri. La controriforma è stata approvata a notte fonda dal Consiglio della Regione governata dal leghista Massimiliano Fedriga. Un voto dal forte significato nazionale, perché questo ritorno al passato potrebbe presto spingere altre Regioni a fare altrettanto. Le Province furono abolite nel 2014, durante il governo Renzi con la riforma Delrio, e trasformate in enti di secondo livello, con cariche politiche non elettive.
Nel 2016, però, con il fallimento del referendum costituzionale che avrebbe dovuto cancellarle dalla Carta, la riforma costrinse le Province in un limbo, con fondi ridotti all’osso e scarsissime possibilità di manovra. Nel frattempo, la Sardegna aveva già ricostruito il proprio assetto provinciale e la Sicilia ha riaperto la partita dei Liberi Consorzi. A spingere per il rinascita delle Province è soprattutto la Lega, che con la cancellazione di centinaia di figure elettive di governo locale ha perso nel tempo la presa su molti territori del Nord. Non a caso, Roberto Calderoli, ministro degli Affari regionali, esulta: «Confido che il voto del Friuli-Venezia Giulia possa dare la spinta per riprendere il percorso anche a livello nazionale in questo finale di legislatura». Ma da Fratelli d’Italia sono piuttosto scettici: «Con un bilancio dello Stato carente di risorse per la sanità, reintrodurre le Province non sarebbe sostenibile», spiega al Corriere uno dei vertici del partito della premier Giorgia Meloni.










