Nella storia di un giornale dodici mesi non rappresentano neppure un battito di ciglia. Eppure, in questo anno passato alla direzione de la Provincia pavese, mi è sembrato di aver comunque percorso una marcia lunga e impegnativa con una direzione chiara: spostare sempre più l’attenzione verso un’informazione che sappia stare al passo, miscelando il rigore dovuto a una testata con questa storia con la necessità di provare ogni piattaforma che la tecnologia ci offre. Non significa perdere identità ma garantire a la Provincia un cammino ancora lungo, avvicinando al giornale e, in generale, all’informazione anche quelle generazioni che altrimenti resterebbero confinate in una pericolosa non conoscenza di quello che succede attorno a loro, nelle loro comunità. È stato un anno intenso, anche per la cronaca che ha attraversato questa provincia e che il giornale ha raccontato cercando di essere sempre puntuale, senza schierarsi, senza trasformare queste pagine in una curva da stadio o in un infuocato talk show come succede ogni giorno, o quasi, sul delitto di Garlasco, tanto per citare il caso che da una ventina d’anni ha acceso un riflettore nazionale su questa provincia. Dodici mesi intensi che, solo pochi giorni fa, hanno regalato alla città la visita di papa Leone. A ottobre Pavia aveva accolto anche il presidente Mattarella e mi piace ricordare la prima pagina speciale disegnata per noi da Marco Lodola che il capo dello Stato ha ricevuto durante la visita al Cnao. Per rendere la Provincia più ricca ma anche più gradevole nello sfoglio, abbiamo introdotto pagine nuove che raccontano l’economia e quello che accade in regione, uno sguardo allargato oltre i confini pavesi consapevoli che la nostra missione è sì quella locale ma non possiamo prescindere dall’intero territorio lombardo. Ecco, il giornale che oggi lascio è sicuramente in salute, anche grazie all’arrivo in questi mesi di giovani colleghi che hanno raccolto l’eredità preziosa di tanti professionisti che negli ultimi decenni hanno fatto la storia di questo foglio e ai quali va il mio personale ringraziamento. Chi resta ha il compito di continuare il racconto di questa provincia così particolare. Impegnata nella ricerca di una nuova identità che la rimetta al centro dell’economia regionale, e non solo, riaccendendo una tradizione di grande impresa. C’è voluto tempo per spingere quell’interruttore, forse anche troppo. Perché? Qualche tempo fa, il presidente di Assolombarda Pavia, Tommaso Rossini, mi chiese come mi era parsa questa provincia e, di getto, mi uscì un aggettivo: sazia. Un modo per dire che le ricchezze accumulate nei decenni d’oro avevano sopito la fame che spesso spinge alla costruzione di nuova impresa e quindi alla produzione di altra ricchezza per l’intero territorio, per chi lo abita e per chi sceglie di venirci a vivere e lavorare. I segnali di cambiamento ora ci sono. Microchip e innovazione. Questa è la strada scelta anche grazie all’impegno di università e associazioni. Può essere quella vincente, quella capace di riportare Pavia in alto. Tutti lo vogliamo. Chiudo con un ringraziamento all’editore che mi affida un altro compito in uno storico giornale, La Nuova Sardegna (per me un ritorno a dove ero stato fino a un anno fa) e con un augurio alla collega Manila Alfano che da oggi sarà direttrice della nostra cara Provincia pavese. Sarà lei a reggere il timone di questo piccolo gioiello che da 156 anni vi informa tutti i giorni e sono certo che saprà renderlo sempre più indispensabile e vicino a voi lettori.