HomeBolognaCronacaIl ricordo del figlio Stefano: "Papà ci leggeva le favole. I libri erano la sua risposta"La sottosegretaria Borgonzoni: "Era giusto che i volumi tornassero qui". Il sindaco Lepore: "Questa biblioteca racchiude tutti i significati del sapere".La sottosegretaria Borgonzoni: "Era giusto che i volumi tornassero qui". Il sindaco Lepore: "Questa biblioteca racchiude tutti i significati del sapere".Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguici"Leggeva le favole a noi bambini. I libri erano spesso la sua risposta a qualsiasi domanda. E questo per un ragazzino non è sempre facile". Lo racconta Stefano Eco poco dopo l’inaugurazione della biblioteca che porta il nome del padre. A tagliare il nastro è la vedova Renate Ramge, che sorride e ascolta le parole del figli, Stefano e Carlotta, accanto alla nipotina Anita. "Gli chiedevi: ’Come funziona questa cosa?’. Due tomi di enciclopedia Einaudi". Solleva il sorriso della sala. Un po’ come faceva il padre. L’ex rettore e latinista Ivano Dionigi ricorda, su tutto, proprio questo aspetto, l’ironia del professore. "Mi viene in mente una serata passata insieme, eravamo una dozzina a cena. Ci intratteneva fino a mezzanotte, all’una, con le sue barzellette". Sorride e si rifà serio: "Alcuni sono fuori scala, irraggiungibili. Lui lo era. La differenza tra noi e lui – l’ho sempre detto – è che noi siamo stati resi famosi dall’Alma Mater. Lui ha reso famosa l’Alma Mater". E i ricordi dei momenti trascorsi assieme si rincorrono. Come quella volta che Dionigi voleva dargli il Sigillum Magnum e Eco rispose: ’O il Nobel o niente!’. O un’altra volta, a cena in un ristorante parigino, quando fu Fanny Ardant, "la donna più affascinante del mondo", ad avvicinarsi timidamente al tavolo del professore più illustre per chiedergli un autografo. "I 32mila volumi sono un lascito molto importante, ma vedere la biblioteca Eco senza Umberto è un po’ faticoso", dice il latinista.