HomeBolognaCronacaDirettissima, i caduti dimenticati: "Daremo un nome e un’identità ai 97 lavoratori morti nei cantieri"L’impresa dello storico Matteo Borelli per recuperare la memoria di minatori e operai della ferrovia. Già raccolte le storie delle 26 vittime dei pozzi di Ca’ di Landino, menzionati nel locale oratorio.Operai nei cantiere sotterraneo della Grande galleria dell’Appennino tra San Benedetto e Vernio: la linea ferroviaria fu inaugurata nel 1934Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciI morti sul lavoro non sono numeri e statistiche: sono persone in carne e ossa che hanno lavorato, amato e sperato. Parte da questa cosapevolezza la ricerca che mira a ricostruire l’identità dei 97 uomini che persero la vita durante la costruzione della ferrovia Direttissima Bologna-Firenze, una delle imprese ingegneristiche più imponenti dell’Italia del Novecento. A condurre lo studio è Matteo Borelli, storico residente di San Benedetto molto conosciuto per le ricerche genealogiche.

"Da studente – racconta Borelli – ho frequentato il liceo castiglionese ‘Caduti della Direttissima’, senza sapere quasi nulla di questa opera che passa a due passi da casa. Mi è sembrato doveroso ridare profondità a quei nomi riportati sul marmo delle lapidi per conservarne la memoria. Di alcuni non conosciamo l’identità esatta, ma quasi tutti sono morti durante i lavori di scavo della grande galleria". Ricostruire l’essenza di queste ‘vite interrotte’ è un lavoro di straordinaria pazienza, che si scontra con notevoli difficoltà e che non terminerà prima della fine del 2027. L’elenco ufficiale del Ministero dei Lavori Pubblici del 1934 e le epigrafi commemorative, come quelle apposte sul campanile di San Lorenzo oppure presso le chiesette di Ca’ di Landino e Spianamento fino a quella in stazione a Prato, offrono una base, per quanto sommaria: molti nomi sono sbagliati. Inoltre, se per i lavoratori bolognesi è più facile incrociare i dati disponibili, altrettanto non si può dire per coloro che provenivano da fuori regione.