Un centinaio di giovani artisti. Ad intrecciare talenti e visioni, isterie e competenze. Il tutto per un debutto sul palco che fa tremare le ginocchia. E d’altronde a quello non ci si abitua mai. C’è qualcosa di simbolico in "Teste Inedite", la rassegna della Paolo Grassi che produce e condivide con la città gli spettacoli dei suoi allievi. All’interno del più ampio palinsesto di Civiche Fest. Simbolico perché si sottolinea come il teatro non possa che essere plurale. Collettivo. Nonostante la parola sia clamorosamente fuori moda. E poi c’è quella furia di oltrepassare l’ultimo gradino: si è studiato tanto, è il momento di andare in scena. Dove? All’Elfo Puccini, che da tempo ospita e aiuta ad allestire il progetto, nato in collaborazione con la Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera e la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado. Questo l’orizzonte. Cinque invece gli spettacoli di questa IX edizione. Ognuno in doppia replica (alle 19 e alle 21.30). Da oggi al 17 luglio. E non si pensi di avere a che fare con una qualche specie di saggettino di fine anno. Sarebbe un fraintendimento grave. Il gioco è serissimo. E i lavori non hanno nulla da invidiare a tanti titoli che si incrociano nelle stagioni. "Teste Inedite è una rassegna che incarna il percorso di autonomia artistica che i giovani allievi e allieve della Scuola Paolo Grassi costruiscono durante il loro triennio – sottolinea Manuel Renga, coordinatore del progetto e del corso di regia – ? un esperimento che mira a comporre team multidisciplinari che lavorano ad una produzione per tre mesi, simulando ciò che accade nel mondo della professione. E una delle caratteristiche più peculiari di questa edizione è l’attenzione nei confronti del mondo e della società. Un affresco del teatro di oggi, che vive concretamente nel mondo in cui è inserito". Oggi e domani si comincia in Fassbinder con "Dietro una luna di carta", testo di Leonardo Ravioli e regia di Giorgia Azzellini. Un interno familiare incrinato. Ed è pure estate. Mentre in Bausch "Anima mundi" di Giacomo Fava. diretto da Giacomo Diegoli. Il viaggio lisergico di tre religiosi. Bizzarro. Si salta poi al 9 e al 10 con "Quello che non brucia" (testo Annalisa Scopinich, regia Clémence Jourdan Delmonte), una riflessione sulla malattia e sull’amore. Al solito alternato con "Ungern" (Pietro Ruggero Sanclemente, Pasquale Renella), dove si racconta di tre giovani alla vigilia di un colpo di Stato. Dal 16 luglio si chiude con "Nato sotto il segno del triceratopo" di Santiago Medioli Malverde, diretto da Sara Mino. Un delicato confronto con la morte. L’assenza.