Alla base c’è il primo successo planetario di Cattivissimo me (2010), dove i turbolenti piccoletti hanno esordito. Simboli del cattivismo primordiale del pianeta (evoluzione di esseri unicellulari dai tempi dei T Rex a Napoleone, e poi fino a noi), fabbrica di miliardi di dollari per la Universal Pictures, sono i personaggi d’animazione più riconoscibili a livello globale, alimentando un franchise ad oggi di maggior successo della storia.
Parlano una lingua non traducibile parola per parola, ma si sono sempre fatti capire con l’azione, gesti espressivi e movimenti impulsivi che sviluppano emozioni precise e generali, suoni di una certa arte della comicità fisica, capace di portare le situazioni a un passo dal disastro per un equivoco, un bisticcio. Tra le innumerevoli avventure antropomorfiche di questi pupazzetti c’è ora qualcosa di inevitabilmente metacinematografico.
Per una circostanza i Minions finiscono sul set di una produzione a Hollywood “età d’oro“. Per una sfida entriamo quindi in un film sui Minions che cercano di realizzare un film di mostri. Diventano delle star, ma devono scontrarsi con gli stessi mostri che hanno creato. Nonostante la riconoscibile procedure di comportamento dei personaggi, per intrigo e sviluppo questo terzo episodio è forse il migliore della serie.












