Il regista e voce dei Minions arriva in sala dal primo luglio con 'Minions & Monsters': "Portiamo sul grande schermo un omaggio all'età d'oro di Hollywood"
"L’intelligenza artificiale non mi spaventa, cerco di capirla. Riconosco che può essere uno strumento utile, capace di velocizzare alcuni processi o di aiutarmi a spiegare meglio la mia visione. Ma non riesco a comprendere perché si stiano investendo così tanti soldi in questa tecnologia, proclamandola come 'il futuro', mentre nel frattempo rischia di distruggere tutto ciò che le sta intorno". Così, all’Adnkronos, Pierre Coffin - regista, co-sceneggiatore e voce dei Minions - interviene sul tema caldo dell’intelligenza artificiale, sempre più centrale nel dibattito dell’industria hollywoodiana. Per Coffin - che ha co-diretto quattro film del franchise e ha prestato la voce ai Minions in ogni capitolo - 'Minions & Monsters' (dal primo luglio nelle sale italiane con Universal Pictures International Italy) segna il suo debutto alla regia da solista all’interno della fortunata saga iniziata nel 2010 con 'Cattivissimo me'. Un'occasione che gli ha permesso di esplorare nuovi personaggi da una prospettiva inedita.
Tra le iconiche creature gialle e le loro (dis)avventure, il film animato - terzo spin-off sui Minions e settimo titolo complessivo dell’universo di 'Cattivissimo me' - è una vera lettera d’amore all’età d’oro di Hollywood, che attinge al cinema dei mostri classici e ne reinterpreta l’immaginario. Tra le numerose ispirazioni, la pellicola omaggia l’audacia acrobatica di Harold Lloyd, la precisione impassibile di Buster Keaton, la comicità espressiva di Charlie Chaplin e l’elasticità surreale dei cartoon di Tex Avery. Non mancano incursioni nei mondi dei fratelli Lumière, di Georges Méliès, di Mel Brooks, così come citazioni da 'E.T.', 'Star Wars' e 'Lo squalo'. "Molte innovazioni tecniche sono nate nell’era d’oro di Hollywood, e non mi riferisco soltanto al sonoro. Penso, per esempio, alla possibilità di raccontare una storia attraverso un mezzo costruito su immagini fisse: è qualcosa di grande, profondo, con un valore anche simbolico", spiega Coffin.












