<p>L'oro registra il peggior trimestre dal 2013 poi rimbalza dopo i dati sull'occupazione americana inferiori alle attese e le dichiarazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh, secondo cui i rischi di inflazione si sarebbero attenuati.
Il prezzo del metallo giallo ieri è andato prima sotto la soglia di 4.000 dollari dopo il peggior trimestre degli ultimi 13 anni penalizzato dall'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi e dalle aspettative che la Federal Reserve possa aumentare i tassi d'interesse, fattori che mettono sotto pressione il metallo prezioso. </p><p>Gli investitori preferiscono il dollaro (l'euro è caduto dello 0,29% a 1,1386), rafforzato proprio dalle aspettative che la Fed possa aumentare i tassi d'interesse nel corso dell'anno.
Un dollaro più forte rende l'oro più costoso per gli acquirenti esteri, riducendone così l'attrattiva.
Il prezzo dell'oro spot è scivolato nell'intraday fino a 3.960,30 dollari l'oncia, vicino ai minimi degli ultimi otto mesi, salvo poi rimbalzare dell'1,36% a 4081,20 dollari dopo che il numero uno della Fed ha detto i rischi di inflazione sono diminuiti.
Mentre l'argento è arretrato fino a 57,17 dollari l'oncia, i minimi di fine novembre, e poi è risalito dell'1,3%. </p><p>Nel trimestre conclusosi a giugno, il lingotto ha perso il 14%, segnando la peggiore performance trimestrale dal 2013.








