Più 1,55°C. Questo il dato che ha sancito, nel 2024, il superamento dell’incremento massimo tollerato della temperatura secondo l’Accordo di Parigi. Non è ancora la violazione formale dell’intesa del 2015, ma è il segnale che il tempo sta scadendo.

Il Global Carbon Budget 2024 ha calcolato che siamo agli sgoccioli e che il budget di CO2 residua, per rimanere entro i 1,5°C, è di circa 130 GtCO₂. Tre anni al ritmo delle emissioni attuali. Le soluzioni, parziali e tardive, le potremmo avere a portata di mano. Si chiamano rinnovabili, ma «stentano» a decollare. Fotovoltaico ed eolico sempre più spesso sono competitivi rispetto alle fonti fossili.

Nell’ultimo decennio, per esempio, Enel ha vinto aste per la fornitura elettrica da fotovoltaico in Cile e Messico al prezzo record di 2 centesimi di euro a kWh, mentre nel 2025 il Texas ha superato la California nell’installazione di nuovo fotovoltaico. 11,6 GWe contro 3 GWe. E in tutto il mondo la scena si ripete. Sempre nel 2025 la nuova capacità elettrica da fonti rinnovabili è stata di 692 GWe, l’85,6% del totale, mentre il 14,4% è andato a fossili e al nucleare. Portando la capacità elettrica globale a 5.149 GWe.

Visti questi numeri c’è da chiedersi come mai media, politica e buona parte dell’opinione pubblica ancora siano scettici, se non contrari alle rinnovabili.