Sette settimane consecutive in sala, più di 370 milioni di dollari a livello globale (quasi cinque in Italia), a fronte di soli 750.000 di budget. Sono le cifre da capogiro che Obsession, del ventiseienne Curry Barker, è stato in grado di registrare dalla sua uscita il 14 maggio. Il regista originario dell’Alabama è il secondo più giovane della storia a raggiungere questi risultati, in coda solo al contemporaneo Kane Parsons (classe 2005) e al suo Backrooms.
I numeri però esistono unicamente per raccontare il finale della storia. La sua apparente rapida ascesa – come nel caso di Parsons – non arriva dal nulla, ma è frutto di un lungo percorso fatto di scommesse anticonvenzionali e fortune imprevedibili. La carriera di Barker ha inizio su Youtube nel 2017 insieme all’amico Cooper Tomlinson, con cui realizza brevi sketch comici-horror da milioni di visualizzazioni sul canale That’s a bad idea. La svolta arriva con il found-footage Milk & Serial (2024), debutto ufficiale di Barker alla regia. Il film, costato soli ottocento dollari e caricato gratuitamente online, è diventato rapidamente un fenomeno virale, con recensioni entusiaste su «The Guardian» e «Variety».
ERA OVVIO che il progetto successivo sarebbe stato da tenere d’occhio. Infatti, dopo l’anteprima al 50° Toronto Film Festival si è scatenata una tesissima asta per i diritti di Obsession. A uscirne vincente è stata Focus Features, per poi passare nientemeno che alla Blumhouse Productions di Jason Blum, produttore di alcune delle più importanti saghe horror a micro-budget degli ultimi anni (Insidious, Paranormal Activity, The Purge), di autori come Jordan Peele (Scappa – Get Out, Noi – Us) e socio, dal 2024, di James Wan e la sua Atomic Monster, non a caso alla produzione esecutiva di Backrooms. Il successo di pubblico di Obsession non si deve però solo a una «benedizione dall’alto» – con conseguente spinta di marketing indirizzata con furbizia sui social – ma anche alla capacità di aver toccato i giusti punti emotivi della generazione Z, che in massa è andata a vederlo in sala e si è riconosciuta nei delicati temi – le dinamiche relazionali tossiche, il consenso, la salute mentale e la violenza psicologica – che il film traduce in un terrore tangibile.













