C’è uno strano allineamento di pianeti che vede attualmente sempre più talenti nobilitare il genere horror come non accadeva da tempo. Dopo Robert Eggers e Ari Aster, cineasti ormai conclamati tra i punti di riferimento della categoria, si sono fatti strada nomi come Oz Perkins e Zack Cregger, quest’ultimo premiato giusto di recente all’ultima edizione degli Oscar per l’inquietante «Weapons» e di ritorno a settembre con il reboot cinematografico di «Resident Evil». Ma non finisce qui: altri giovani in erba hanno infiammato questa prima metà dell’anno con pellicole che possono già considerarsi dei veri e propri cult, imboccando una strada per il futuro che preannuncia risvolti non meno entusiasmanti.

Stiamo parlando di Kane Parsons e di Curry Barker, i registi esordienti a cui dobbiamo i tanto chiacchierati «Backrooms» e «Obsession». Dopo aver consolidato il proprio apprendistato tra i contenuti di YouTube, entrambi hanno saputo coltivare le giuste ispirazioni per proporre alle grandi major progetti tanto innovativi quanto appetibili per il pubblico. Se nel caso di Parsons si è tornati a esplorare i cosiddetti «spazi liminali» - luoghi extradimensionali dall’aspetto labirintico e terrificante - con Barker abbiamo approfondito il tema sempre attuale delle relazioni disfunzionali. Un evergreen che, tuttavia, non manca di un punto di vista originale e, sotto alcuni aspetti, capace perfino di ridefinire lo stesso concetto di orrore.