La campagna elettorale sarà una lotta all’ultimo respiro nella destra israeliana che, con sfumature diverse, rappresenta gran parte dell’elettorato israeliano. Benyamin Netanyahu intende affrontare a muso duro il suo avversario più credibile, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar. E lo farà battendo il pugno sul tavolo, senza offrire novità rispetto alle politiche che abbiamo conosciuto in questi ultimi anni: guerra infinita nella regione e negazione del diritto dei palestinesi a qualsiasi forma di indipendenza e sovranità territoriale, accompagnate da una decisa spinta all’«emigrazione volontaria» della popolazione di Gaza e del resto dei Territori occupati.
Il suo partito, il Likud, ha lanciato ieri un’offensiva politica e mediatica a sostegno della sua candidatura all’ennesimo mandato di primo ministro, distribuendo a ministri e deputati un documento con le linee guida da seguire. Il testo, riferisce il giornale Maariv, si concentra su tre punti principali. Il primo invita a presentare Netanyahu come l’artefice dell’indebolimento dell’Iran e di Hezbollah e di uno «storico risultato» in Libano, perché ha ottenuto che l’esercito israeliano continui a occupare le regioni meridionali del paese dei cedri con il consenso degli Stati Uniti e dello stesso governo di Beirut. Il secondo è dedicato allo scontro con Eisenkot.










