Nessun esito dagli approfondimenti sull'impronta trovata nella Fiat 127 usata dai killer che, il 6 gennaio del 1980, assassinarono l'ex presidente della Regione siciliana. La perizia, depositata questo pomeriggio, ha di fatto ufficializzato che i risultati non sono significativi perché il "residuo" analizzato non è utilizzabile
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Non ha portato ad alcun risultato l'esame del dna sull'impronta trovata nella Fiat 127 usata dai killer che, il 6 gennaio del 1980, assassinarono l'ex presidente della Regione Piersanti Mattarella. Sull'esito dell'accertamento gli investigatori erano scettici, anche se l'uso delle moderne tecnologie aveva lasciato aperto qualche spiraglio. La perizia, depositata questo pomeriggio, ha confermato i dubbi degli inquirenti. L'esito non è significativo perché il "residuo" analizzato non è utilizzabile, scrivono in sostanza gli esperti nominati dal gip. Il deposito della perizia, proprio per le difficoltà di questo tipo di accertamenti, arriva dopo due rinvii, l'ultimo del febbraio scorso.
La speranza nella tecnologia
L'impronta venne ritrovata 46 anni fa su uno sportello dell'auto usata dal commando per fuggire dopo l'agguato al fratello dell'attuale Capo dello Stato, ucciso mentre stava andando alla messa dell'Epifania con i suoi familiari. Nel corso di un incidente probatorio il giudice diede agli esperti l'incarico di effettuare una comparazione biologica sul reperto finalizzata all'individuazione di un possibile Dna. Gli esperti del Forensic Genetic Unit dell'ospedale Careggi di Firenze hanno lavorato per un anno, dall’estate 2025, su una fascetta para-adesiva di tre centimetri per tre, dove era conservata l’impronta, isolata subito dopo il delitto, ma considerata inutilizzabile.









