Nessuna svolta dall'esame del Dna sull'impronta trovata sulla Fiat 127 utilizzata dai killer che il 6 gennaio 1980 assassinarono l'ex presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella. La perizia, depositata questo pomeriggio, ha confermato i dubbi degli investigatori, che già guardavano con scetticismo all'esito dell'accertamento, pur confidando nei progressi delle moderne tecnologie.

Secondo gli esperti nominati dal gip, il risultato non è significativo perché il «residuo» analizzato non è utilizzabile. L'esame, quindi, non ha consentito di individuare alcun profilo genetico utile alle indagini.

Il deposito della perizia arriva dopo due rinvii, l'ultimo dei quali risale allo scorso febbraio, dovuti alle difficoltà tecniche legate a questo tipo di accertamenti.

L'impronta era stata repertata 46 anni fa su uno sportello della Fiat 127 utilizzata dal commando per allontanarsi dopo l'agguato in cui venne ucciso Piersanti Mattarella, mentre si stava recando alla messa dell'Epifania con i suoi familiari. Subito dopo il delitto l'impronta era stata isolata, ma ritenuta inutilizzabile.

Con la riapertura delle indagini, anche alla luce dei progressi della genetica forense, nel corso di un incidente probatorio il giudice aveva conferito agli esperti l'incarico di effettuare una comparazione biologica sul reperto, nel tentativo di individuare un possibile Dna. L'obiettivo era verificare l'eventuale presenza di tracce biologiche confrontabili con il profilo genetico dei due indagati per l'omicidio, i boss Antonio Madonia e Giuseppe Lucchese, ritenuti dalla Procura guidata da Maurizio De Lucia i killer dell'ex presidente della Regione.