È di otto arresti e numerose misure cautelari il bilancio di una vasta operazione della Polizia di Stato contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a Bologna. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dalla Squadra Mobile, ha portato alla luce un articolato sistema che, dietro compenso, consentiva l’ingresso illegale in Italia di decine di cittadini stranieri, sfruttando falsi contratti di lavoro e documentazione contraffatta.
Le indagini e la scoperta del sistema illecito
Secondo quanto si legge sul sito della Polizia di Stato, l’attività investigativa ha preso il via nel 2025 grazie alle dichiarazioni di una donna cingalese. La donna aveva chiesto aiuto economico a un connazionale, noto per prestare denaro ai suoi compatrioti. Dopo aver ricevuto un prestito di 2.000 euro con un tasso di interesse del 60 % annuo, la donna ha raccontato di essere stata vittima di usura e estorsione: a fronte del mancato pagamento degli interessi, ha subito minacce e offese, anche da parte della moglie e della zia dell’uomo, che l’hanno costretta a versare ulteriori somme di denaro.Il ruolo del negozio di telefonia e i falsi contratti
Le indagini hanno permesso di accertare che il principale indagato, insieme ad altri due cittadini cingalesi, utilizzava un negozio di telefonia in via Marconi a Bologna come base operativa. Qui venivano organizzate le pratiche per favorire l’ingresso illegale di cittadini stranieri, sfruttando il meccanismo del Decreto Flussi. In cambio di denaro, i tre offrivano assistenza per attraversare illegalmente la frontiera, soprattutto quella con i paesi balcanici, oppure per ottenere titoli di soggiorno tramite pratiche apparentemente regolari ma basate su documentazione in parte o totalmente falsa.Un’organizzazione strutturata e redditizia











