In un’economia che punta sempre più a ridurre gli sprechi e a valorizzare le materie prime, gli imballaggi rappresentano uno degli snodi centrali della transizione verso modelli più circolari. Non basta però che un materiale sia riciclabile: perché l’economia circolare funzioni davvero è necessario che venga correttamente raccolto, selezionato e reimmesso nei cicli produttivi. In questo contesto gli imballaggi cellulosici, ovvero realizzati prevalentemente con fibre di cellulosa ottenute dal legno o dalla carta riciclata, si stanno affermando come una delle soluzioni più promettenti grazie all’elevata riciclabilità e alla capacità di essere reimmessi nei cicli produttivi sotto forma di nuova materia prima. A fotografare il contributo che possono offrire è lo studio “Consumi di imballaggi e prodotti di servizio nella ristorazione McDonald’s e analisi dei comportamenti dei clienti e dei risultati della raccolta differenziata”, realizzato dal professor Duccio Bianchi, ricercatore in materia di economia circolare, che ha analizzato consumi, raccolta differenziata e tassi di riciclo in diversi ristoranti della catena presenti sul territorio nazionale.
Lo studio aggiorna una precedente analisi realizzata nel 2023 e amplia l’osservazione a un campione di ristoranti distribuiti in diverse aree del Paese. “Gli imballaggi cellulosici sono oggi considerati uno degli strumenti più efficaci per favorire l’economia circolare perché sono prodotti di origine biologica e non sintetica, derivano da foreste coltivate e presentano tassi di riciclabilità molto elevati”, spiega Bianchi. Nel circuito McDonald’s gli imballaggi cellulosici hanno sostanzialmente sostituito quasi tutte le altre tipologie di confezionamento utilizzate per i prodotti a marchio della catena. “Hamburger, panini, nuggets, patatine, macedonie, gelati, caffè e bevande calde e fredde distribuite dagli erogatori vengono ormai serviti attraverso imballaggi a base cellulosica. Restano escluse soltanto alcune confezioni riconducibili a marchi esterni e alcune tipologie di salse, che saranno progressivamente sostituite”, racconta il ricercatore. Oltre l’88% degli imballaggi e dei prodotti di servizio utilizzati dalla catena è infatti costituito da materiali a base cellulosica. Carta e cartoncino rappresentano il 67% dei consumi complessivi, mentre un ulteriore 21% è costituito da carta accoppiata. Perché il potenziale degli imballaggi cellulosici possa tradursi in risultati concreti, è però necessario che i materiali vengano correttamente conferiti dopo l’utilizzo. In questo processo il contributo dei consumatori si rivela fondamentale. “Attraverso questa ricerca abbiamo osservato direttamente circa un migliaio di clienti e abbiamo riscontrato una partecipazione molto positiva alla raccolta differenziata. Gli errori sono risultati relativamente pochi e il livello di attenzione complessivamente elevato. Abbiamo inoltre rilevato una minore probabilità di errore tra le donne rispetto agli uomini, una differenza che, dal punto di vista statistico, è risultata significativa”, osserva Bianchi.








