Il saluto romano allo stadio è «pericoloso» per il Tar ma «non è reato» per il tribunale ordinario. Due sentenze apparentemente in contrasto fra di loro hanno chiuso, in Piemonte, un caso che risale al 13 marzo 2022, quando dagli spalti dello storico impianto del Moccagatta di Alessandria un ultrà tese platealmente il braccio verso il campo di gioco durante una partita del campionato di serie C. Al tifoso fu inflitto un Daspo di 5 anni con un provvedimento che, la scorsa primavera, è stato confermato dal Tar sulla base del fatto che il gesto «è una condotta provocatoria estranea alla passione sportiva e idonea a mettere a rischio la sicurezza pubblica». Nei giorni scorsi, però, il tribunale ordinario di Alessandria, al termine del processo penale, si è pronunciato per l’assoluzione dopo avere modificato l’accusa da violazione della legge Mancino del 1993 a «manifestazione usuale al disciolto partito fascista» (condotta prevista dalla legge Scelba del 1952). Il tribunale di Alessandria ha richiamato precedenti sentenze dove i giudici di legittimità hanno chiarito che l’ordinamento italiano non punisce l’opinione o il gesto in sé, per quanto censurabile, bensì il pericolo concreto che da esso deriva. La partita in questione era una Juventus U23-Südtirol. L’imputato, oggi 61enne, era a capo di un gruppo ultrà bianconero. Quando alzò il braccio (per non più di tre secondi) era insieme a un compagno di tifoseria. In aula è stato difeso dall'avvocato Davide De Bartolo, che ha sostenuto la tesi del gesto episodico e senza finalità provocatorie, dato che i supporter dell’altra squadra non erano «politicamente orientati a sinistra». Il Tar, sotto il profilo amministrativo, ha sottolineato che il Daspo è una misura di prevenzione che può scattare anche in caso di semplice pericolo per l’ordine pubblico. Nelle motivazioni si legge che il braccio teso è rimasto alzato per un lasso di tempo «estremamente limitato», calcolato in circa tre secondi, e che l’azione non è stata in alcun modo reiterata nel corso della partita. Il giudice alessandrino Michele Innocenti ha dunque sottolineato il carattere «estemporaneo e goliardico» di un gesto che è risultato «privo di qualsiasi effettiva carica offensiva o di reale capacità evocativa in senso politico ideologica», e ha quindi escluso la rilevanza penale.
Il saluto fascista allo stadio non è reato: “Gesto estemporaneo e goliardico”. Il caso Moccagatta
Era il 13 marzo 2022 quando dagli spalti dello stadio di Alessandria, durante la partita Juventus U23-Sud Tirol, un ultrà tese platealmente il braccio verso il…






