Il saluto romano eseguito come gesto fulmineo "estemporaneo e goliardico", durato appena tre secondi sulle gradinate dello stadio Moccagatta di Alessandria, non è sufficiente a far scattare la condanna penale se manca un reale pericolo di diffusione dell'ideologia fascista o di una sua riorganizzazione. Lo ha stabilito il tribunale di Alessandria, con il giudice monocratico Michele Innocenti, che ha assolto un tifoso torinese dall'accusa di aver compiuto gesti legati al disciolto partito fascista.

La vicenda risale al 13 marzo 2022, durante l'incontro di calcio tra Juventus Under 23 e Sudtirol. L’imputato, un sessantenne di Torino difeso dall'avvocato Davide De Bartolo, era stato ripreso dalle telecamere di sicurezza dell'impianto sportivo mentre sollevava il braccio destro con il palmo rivolto verso l'esterno: il più classico dei "saluti romani".

Al tifoso fu inflitto un Daspo di 5 anni con un provvedimento che, la scorsa primavera, è stato confermato dal Tar sulla base del fatto che il gesto "è una condotta provocatoria estranea alla passione sportiva e idonea a mettere a rischio la sicurezza pubblica".

Il tribunale di Alessandria ha invece richiamato precedenti sentenze dove i giudici di legittimità hanno chiarito che l’ordinamento italiano non punisce l’opinione o il gesto in sé, per quanto censurabile, bensì il pericolo concreto che da esso deriva.