Dalla prima startup in Danimarca alle acquisizioni miliardarie. Abbiamo recuperato vecchie interviste, ricostruzioni e testimonianze per capire come funziona il metodo Bending Spoons. La Big Tech italiana ora è arrivata a Wall Street: vale 18,4 miliardi di dollari.
“Non cercare di piegare il cucchiaio, è impossibile”. Matrix, 1999. Oggi due cucchiai piegati si intrecciano nel logo di Bending Spoons, forse la prima Big Tech che stiamo vedendo nascere in Italia. O almeno l’unica di cui sentiamo parlare. Anche parecchio. La comunicazione è chirurgica. L’intervista al Ceo di Bending Spoons Luca Ferrari sembra un passaggio obbligato nel mondo dei podcast, sia italiani sia esteri. Cercate su Spotify. Consideriamo solo l'ultimo anno. Il 4 novembre è stato ospite a Invest Like The Best, di Patrick O'Shaughnessy. Il 16 ottobre da Wilson, di Francesco Costa. Il 16 luglio da Actually di Riccardo Haupt. Scorrendo nella cronologia l’elenco continua. I generi sono vari ma molto spesso sono podcast in cui si parla di investimenti. E ora se ne parlerà ancora di più. Bending Spoons ha debuttato in Borsa. Non in Piazza Affari ma direttamente al Nasdaq, la Borsa degli Stati Uniti dove sono quotati colossi come Microsoft, Apple e Google. Bending Spoons, ora da listino BSP, ha fissato il prezzo delle sue azioni a 29 dollari. Abbastanza per raccogliere un capitale da 1,68 miliardi di dollari. Questo dato fissa il valore di Bending Spoons a 18,4 miliardi di dollari. Cifra che rende i suoi fondatori miliardari e diversi dipendenti milionari. Almeno quelli in possesso delle quote. La storia di Bending Spoons sembra una scalata verticale. Quasi tutta in Italia dove i punteggi per l’Innovazione non sono esattamente in cima alle classifiche Ocse. Ma qual è il trucco? Come ha fatto Bending Spoons a piegare il cucchiaio?






