Negli ultimi cinque anni Bending Spoons ha diffuso solo due generi di notizie. O poderose raccolte di capitali, oppure acquisizioni di aziende tecnologiche. Impossibile trovare altro. Se si sfogliano i comunicati e si mettono in ordine c’è un filo rosso che li lega tutti e li tiene bene insieme. L’azienda, fondata nel 2013 da Luca Ferrari e altri suoi colleghi di università a Copenaghen, raccoglie soldi principalmente negli Usa e li investe comprando altre aziende negli Usa.

Decine di acquisizioni tra le vecchie glorie della internet economy

Si tratta spesso di vecchie conoscenze dell’economia digitale. Aziende lontane dalle valutazioni degli anni d’oro, lontane spesso anche dal profitto, ma che comunque ancora fatturano. Filmic, Evernote, Mosaic, Meetup, Streemyard, Wetransfer, Komoot, Vimeo. Aol. Nomi che non completano tutti i pezzi del puzzle, ma servono a dare un’idea. Solo per le acquisizioni di cui si sanno i dettagli, si parla di 3,4 miliardi spesi.

La società negli anni da Copenhagen si è trasferita a Milano. Qui ha costruito il suo un quartier generale, a Porta Nuova. Un edificio ultra moderno, tre piani, mille metri quadri per piano, celebrato dalle riviste di architettura come icona di design e cultura aziendale (le stesse riviste dicono che sia costato 8,5 milioni). Bending Spoons è diventata da oggetto strano della digital economy italiana a campione italiano dell’innovazione in pochissimo tempo.